Pianta un olivo se vuoi bene alla Terra

Vuoi lottare contro i gas serra? Pianta un olivo. In quella che può sembrare una semplice boutade c’è un fondo di verità, se consideriamo che un ettaro di oliveto neutralizza l’impronta ambientale annuale di un essere umano. Su scala mondiale, poi, la filiera olivicola assorbe ogni anno una quantità di emissioni equivalente a quella di una metropoli di sette milioni di abitanti.

Sappiamo che l’agricoltura è croce e delizia nel contrasto ai cambiamenti climatici. Da un lato infatti si tratta del settore che porta le responsabilità più pesanti in tema di emissioni, subito dopo il comparto energetico. Dall’altro è anche una soluzione all’aggravamento delle condizioni del clima, dato che alcune colture, in particolare quelle arboree, possono contribuire alla riduzione della CO2.

L’olivicoltura in questo senso va annoverata senz’altro tra le attività virtuose, poiché può assorbire fino a sei volte la quota di CO2 emessa. Il Consiglio Oleicolo Internazionale ha calcolato che per produrre un litro d’oliva vengano assorbiti 10,65 kg di anidride carbonica. E il rapporto si fa ancora più elevato quando si prende in esame l’agricoltura biologica ed ecosostenibile.

Ma non è tutto. Oltre alle indubbie virtù ecologiche, l’olivo rappresenta anche un tipo di coltivazione adatta ai contesti ambientali difficili e quindi in grado di consentire il recupero di territori soggetti ad abbandono perché considerati meno produttivi.

Per tutte queste ragioni Slow Food scommette da sempre sulla tutela delle cultivar locali e dell’olivicoltura sostenibile, con un impegno che si è rinnovato attraverso la guida agli extravergini e il lancio del Presidio dell’olio extravergine d’oliva. Se ne parlerà martedì al Vinitaly di Verona, con un convegno sul carbon footprint organizzato dal Coi al mattino e una presentazione del Progetto Olio di Slow Food al pomeriggio.

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 15 aprile 2018

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