Partecipare per cambiare il mondo. Anche quello del cibo

Le giornate di Terra Madre Salone del Gusto a Torino si sono concluse con il lancio della campagna Food For Change, un invito ad agire attraverso il cibo per fare del mondo un posto più giusto e più pulito, consapevoli che la lotta al cambiamento climatico così come quella per società più eque ed inclusive ha bisogno di ciascun cittadino e di tanti piccoli gesti quotidiani che messi insieme possono fare la differenza.

La consapevolezza di non essere soli, ma di essere parte di un movimento, di una rete, di un problema ma anche di una possibile soluzione è il filo rosso che ha unito i delegati provenienti da tutto il mondo che hanno portato il loro contributo nei convegni e dibattiti dei forum di Terra Madre.

Filo rosso che si cercherà di indagare e analizzare nelle giornate del Festival della Partecipazione promosso da Action Aid e Cittadinanza Attiva in collaborazione con Slow Food e che si terrà all’Aquila dall’11 al 14 ottobre.

Raccontare sistemi produttivi e di distribuzione sostenibili sotto il profilo ambientale non basta più, dalla teoria occorre passare alla pratica, in tanti lo hanno già fatto e altri cominciano ora. Questa necessità dell’agire nasce dalla consapevolezza che a poco servirebbe chiedere ad esempio al contadino di produrre diversamente, se poi i suoi comportamenti virtuosi non venissero riconosciuti e premiati dalla distribuzione e dai consumatori.

Partecipare significa anche fare insieme, concetto forse banale nella teoria, molto meno nella pratica.

Come Slow Food abbiamo avuto occasione di testare la fatica ma anche e soprattutto l’efficacia della progettazione dal basso delle reti locali che mettono insieme esperienze diverse ma affini.

Appennini, Isole slow, Coste Fragili, sono solo alcuni degli esempi che testimoniano l’approccio progettuale di Slow Food. Rappresentano la messa in pratica della condivisione delle esperienze locali e delle piccole reti territoriali che nelle diverse aree nazionali si generano e connesse le une alle altre permettono da un lato agli individui di non sentirsi soli e ultimi e dall’altro ai produttori di cogliere l’occasione di essere protagonisti del rilancio di quei territori marginali.

 

Giorgia Canali

g.canali@slowfood.it

da La Stampa del 30 settembre 2018

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