Paradiso Sicilia. Tra visioni barocche, natura e estasi di gusto

Siamo di nuovo ad accompagnarvi lungo lo stivale alla ricerca delle sue bellezze nascoste, grazie agli itinerari del libro Weekend Slow Food (clicca sul titolo per saperne di più). Oggi facciamo sosta nella Sicilia sudorientale: paradisi naturalistici, sentieri da percorrere, tanta storia e archeologia, senza dimenticare tappe gastronomiche memorabili. Siete già pronti con lo zaino in spalla?

DA SIRACUSA A CAPO PASSERO

LE LATOMIE

Vale la pena visitarle, al di là dell’interesse archeologico. Sono cave di pietra risalenti al periodo greco e testimoniano l’esigenza di ricavare da rocce calcaree la materia prima più adatta a costruire templi e monumenti. Si trovano a Siracusa e in tutto il comprensorio aretuseo. Le Latomie del Paradiso e quelle dell’Intagliatella sono all’interno del Parco della Neapolis, mentre la Latomia dei Cappuccini, la più antica e più grande, si trova lungo la riviera. Nel percorrerle si ha la sensazione di immergersi in uno scenario di primordiale bellezza, con maestosi pilastri di pietra che sorreggono enormi blocchi di roccia e grotte dal fascino enigmatico. In altre parole, la particolarità di questi luoghi risiede non tanto nella rarità delle specie che le abitano, quanto nell’insolito sviluppo verticale, in alcuni casi anche 30 metri di altezza. Alcuni scorci di pioppi ultracentenari, visibili ancora oggi, sono stati immortalati nelle stampe dei viaggiatori del Grand Tour, tra cui Jean-Pierre Houel.

La necropoli di Pantalica

UNA NECROPOLI RUPESTRE

Spostandosi verso l’interno sulla sp 76, superata Sortino c’è Pantalica, la più grande necropoli rupestre di tutto il Mediterraneo, patrimonio Unesco dal 2005 (vi si accede anche dal comune di Ferla, percorrendo la ss 124). La collocazione di migliaia di tombe, visibili in forma di grotte, è unica, all’interno di un paesaggio naturale composto da altipiani, vallate e canyon scavati nel tempo dal fiume Anapo e dal suo affluente Calcinara. Le prime tracce umane potrebbero risalire a 70000 anni fa, con alcuni insediamenti dell’Homo sapiens e, forse, prima, dell’Uomo di Neanderthal. Qui è possibile fare lunghe passeggiate su vari sentieri: quello a fianco del fiume si sviluppa in piano ed è lungo 12 chilometri (calcolate almeno 4 ore). Particolarmente suggestive le rive: lungo il percorso si creano anse e laghetti cristallini , circondati da una flora lussureggiante; un’occasione unica per gli appassionati di torrentismo. Il principale tracciato escursionistico è in buona parte ricavato dalla vecchia ferrovia, costruita nei primi del Novecento, che collegava Siracusa a Vizzini. Le rotaie sono state dismesse ed è stata creata una stradella percorribile anche in bicicletta. In ragione di alcune vecchie gallerie non illuminate vi consigliamo di munirvi di una torcia. Sul tracciato incontrerete la vecchia stazione ferroviaria, oggi riadattata a museo. I veicoli a motore possono solo avvicinarsi all’ingresso della Riserva naturale orientata; dunque è meglio informarsi sul punto più vicino dove lasciare la vettura, indipendentemente se da Ferla o da Sortino, e se è attivo il bus navetta che porta all’ingresso. Una sosta per cena e pernottamento potrà essere fatta, a Buccheri o a Palazzolo Acreide, in una delle osterie premiate con la Chiocciola dalla guida Slow Food. A Buccheri c’è U Locale dei fratelli Formica, a Palazzolo Acreide – una piccola capitale gastronomica – il ristorante-pizzeria Andrea e la Trattoria del Gallo. Andrea Alì è un profondo conoscitore degli Iblei e dei boschi circostanti, ma soprattutto del sottobosco: quando è stagioni, innumerevoli tipologie di tartufi e funghi freschi sono presenti nel suo menù. Da Andrea è possibile anche pernottare in due camere della casa. Gianni Savasta ed Eros Rizza della Trattoria del Gallo hanno a cuore le ricette della tradizione e il loro locale, rustico e accogliente, punta sull’atmosfera conviviale. Una nota particolare va agli oli extravergine di oliva, qui tra i migliori dell’isola e d’Italia. La cultivar indigena è la tonda iblea.

Cava Grande del Cassibile

 CAVA GRANDE DEL CASSIBILE

A pochi chilometri da Palazzolo (seguire la ss 287 Mare-Monti, sp 4) parte un’altra traccia fluviale della stessa Riserva orientata, quella del fiume Cassibile. Il suo cammino porta verso Avola, sfociando poi nello Ionio, e anch’esso ha creato nei millenni una serie di profondi canyon. Presso Avola Antica raggiunge una profondità di oltre 500 e un’ampiezza di 1200 metri. In circa 10 chilometri forma numerosi universi floro-faunistici, laghetti con acque fresche e limpide. L’accesso principale al pubblico è una scala storica denominata Scala Cruci. Anche se i sentieri sono indicati dalla Forestale chiaramente, per la difficoltà del percorso, spesso oggetto di opere di manutenzione, è un’esperienza – cui consigliamo di dedicare l’intera giornata – per escursionisti abituali adeguatamente attrezzati. Il dislivello per raggiungere il fiume è lungo e ripido, alcuni passaggi impervi. Necessari scarponcini da trekking, cappello, crema solare, acqua, qualcosa da mangiare, un costume e un asciugamano. Si consideri che qui i cellulari non prendono.

Piccoli laghi, chiamati urvi, formano cascatelle a gradoni; in alcuni tratti l’acqua è più lenta, in altri rapida, e il percorso può trasformarsi da aquatrek a canyoning. L’acqua assume colorazioni dai toni smeraldo, in vivace contrasto con il colore bianco della roccia dove si nasconde la lucertola degli Iblei. La vegetazione è unica: palme, salici e pioppi circondano il fiume, nell’aria volano farfalle e libellule. Risalendo il torrente – il tracciato è di circa otto chilometri – si incontrano altri siti archeologici, come i cosiddetti ddieri e caverne naturali.

Qualora il percorso di Scala Cruci non dovesse essere praticabile, si può accedere dall’ingresso di contrada Carrubbella, distante un paio di chilometri dal primo. La discesa segue un sentiero che tra lecci giunge alla Antica Scala Bizantina seguendo la piccola cava laterale di Fosso Calcagno e incrociando il sentiero panoramico chiamato Mezzacosta. Quest’ultimo, in alcuni tratti stretto e ripido, scende ai laghetti. Ultimato il giro, si passa da una piccola diga di proprietà dell’Enel e si ritorna al punto di partenza salendo dalla cosiddetta Scala a Prisa. Nota importante: è indispensabile, prima di incamminarsi, informarsi sulle condizioni dei sentieri e se la balneazione è consentita o momentaneamente interdetta. Per informazioni o per organizzare visite guidate occorre contattare il Cai, sezioni di Ragusa e Siracusa.

Noto

NOTO

La sosta successiva, tra raffinate pasticcerie, osterie gourmet e residenze di charme, è Noto, una delle capitali mondiale del Barocco. Sull’asse viario principale incontrerete il Caffè Sicilia del pasticciere Corrado Assenza, uno scrigno di squisitezze imperdibili: praline assortite, sorbetti, schiumoni, cassate e cassatine, torte, paste, cannoli, biscotti, dolci da riposto. Trovandosi a un’estremità dell’asse viario principale, corso Vittorio Emanuele III, è anche pretesto per fare due passi e ammirare il duomo e il Barocco siciliano all’apice del suo splendore. Numerose le possibilità di pernottamento, suggestive le residenze d’epoca. Anche la cucina trova interpreti di notevole livello: la mitica N’Tina Baglieri del ristorante Dammuso, il figlio Marco Baglieri della Trattoria del Crocifisso, Salvatore Vicari del locale omonimo.

 

UNA VILLA ROMANA E UN’OASI FAUNISTICA

L’ultima tappa riguarda la Riserva naturale orientata di Vendicari, nota per il birdwatching. I capanni di osservazione a margine dei pantani ospitano ogni anno appassionati da tutta Europa. Prima però, sulla strada per Vendicari, la sp 19, incontrerete le indicazioni per la villa romana del Tellaro, con annessa fattoria didattica. Si tratta di una grande villa di età tardoimperiale scoperta sotto una vecchia masseria. Il corpo centrale si trova intorno a un peristilio, circondato da vani abitativi di cui si conservano soltanto quelli dei lati nord e sud. Tutti gli ambienti erano ornati di mosaici pavimentali. Si distinguono, per complessità compositiva e valori pittorici, la rappresentazione della scena del riscatto del corpo di Ettore e le scene di caccia, disposte intorno a una figura femminile seduta, forse la personificazione dell’Africa. I mosaici, datati alla metà circa del IV sec. d.C., trovano i più immediati confronti in quelli di Piazza Armerina e di alcuni centri dell’Africa proconsolare e sono probabilmente opera di maestranze di gusto artistico africano, con componenti figurative romane. Per visitare la struttura è il biglietto di ingresso è cumulativo con il Museo Paolo Orsi di Siracusa.

La tonnara di Vendicari

Tornando a Vendicari, il parco si estende per circa 1500 ettari ed è ricco di insediamenti archeologici e architettonici. Si notano ancora oggi antiche saline e rovine di una tonnara per la conservazione del pesce. Le passeggiate – tre i circuiti, per un totale di circa 12 chilometri, percorribili in ogni periodo dell’anno – si sviluppano lungo coste rocciose e spiagge sabbiose, attraversando macchia mediterranea, acquitrini, saline, zone archeologiche, aree coltivate. I pantani Piccolo, Grande, Roveto e i minori Sichilli e Scirbia rappresentano il fulcro della riserva. Quattro gli accessi: uno in zona Eloro (il più a nord), uno in zona Calamosche, l’ingresso principale all’altezza della torre Sveva e quello di Cittadella dei Maccari. Per la balneazione segnaliamo le spiagge di Eloro, Marianelli, Calamosche, Vendicari (presso la tonnara) e, a sud, la spiaggia di San Lorenzo. Il grado di difficoltà è minimo, quasi tutto si trova su livelli piani e i pochi dislivelli non superano i 40 metri. Per esempio, si può iniziare dalla “colonna pizzuta” da dove e possibile ammirare gli insediamenti di Eloro e il monumento funerario annesso. Si percorre una carraia dell’antica via Elorina, oltre a visitare le Latomie del periodo greco. La vegetazione si compone di carrubi, olivastri, lentisco e macchie di ginepro. Poi si passa dalla trecentesca torre Sveva di Vendicari, di epoca aragonese. Alla fine si giunge alla Cittadella dei Maccari, con rovine di epoca greca, una necropoli e piccole basiliche adesso in rovina. In buone condizioni la basilica Trigona, un tempietto formato da tre absidi e una copertura a cupola.

 

VERSO CAPO PASSERO

Il fine giornata può essere speso tra Marzamemi e Pachino, o in una delle numerose cantine. Si consideri che il triangolo tra Noto, Avola e Pachino è il territorio di origine di uno dei vitigni più importanti della regione e d’Italia, il nero d’Avola. Tra le aziende visitabili: Sergio Barone, Gulfi, Feudo Ramaddini, Feudo Maccari, Marabino, Marilina, Mazzei-Zisola, Planeta.

Francesco Pensovecchio

 

Weekend Slow Food

Collana: Guide Slow

Prezzo al pubblico: 19,90 €

Prezzo online: 16,92 €

Prezzo soci Slow Food: 15,92 €

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