OliOnostrum. Un miracolo di biodiversità sulle colline toscane

Un progetto di quelli belli, di quelli che si definiscono “progetti virtuosi”: mettete assieme una amministrazione comunale lungimirante, una decina di produttori che abbandonano rivalità e gelosie, dei dipendenti comunali efficienti e innamorati del proprio territorio, una università che, tramite un suo docente, entra letteralmente “in campo”, abbandonando accademiche “torri d’avorio” e una Condotta Slow Food, gettate tutto nel frullatore, anzi, scusate, nel frantoio e otterrete uno splendido risultato.

Come se tutte queste persone fossero olive provenienti da cultivar eccellenti, raccolte al momento giusto e frante immediatamente per ottenere il miglior olio extravergine possibile.

Siamo in quel di Bucine, comune della Valdambra, in provincia di Arezzo, terra di vini e di olio. I paesaggi sono quelli tipici toscani, che, a prima vista sembrerebbe non debbano svelare molto, tanto sono famosi ed esplorati in ogni loro parte. Eppure, come sempre, la natura e il paesaggio riescono ancora a stupirci.

Quando pensi che oltre cinquecento varietà in Italia, rappresentanti il 42% del totale mondiale, possano aver detto tutto in termini di biodiversità olivicola, ecco che arriva la sorpresa, rappresentata dalla scoperta di 33 piante, cui se ne sono aggiunte in seguito altre 10, che lasciano sconcertati gli esperti, non riuscendo a essere classificate fra le cultivar tradizionali.

Si tratta di genotipi esclusivi della Valdambra, troppo diversi per poterli ricondurre immediatamente a qualcosa di noto.

Le ricerche ora continueranno, coinvolgendo altri attori, il CNR in primis, per ulteriori indagini genetiche. Solo allora si potrà affermare se effettivamente queste sono nuove cultivar da iscrivere a catalogo o sono solo adattamenti di cultivar esistenti alle caratteristiche del territorio e del suo microclima.

Ma non è questo di cui volevamo parlarvi: sicuramente importante come aspetto ma con ancora troppi margini di dubbio per poter cantare vittoria. La scienza deve coltivare il dubbio e, giustamente, procedere con i piedi di piombo.

Viceversa il risultato straordinario, questo sì già in parte realizzato e in procinto di completamento, che può a ragione essere già sbandierato è quello che accennavamo all’inizio.

Il Comune di Bucine convince una decina di coltivatori, della trentina esistenti sul territorio, a mettersi assieme in un progetto che prevede l’impianto di un frantoio comune per alzare la qualità dell’olio prodotto ma, soprattutto, per studiare tutti assieme, con l’aiuto del GESAAF, Dipartimento di gestione dei sistemi agrari dell’Università di Firenze e della Condotta Slow Food Valdarno, come ottenere un olio che sia espressione dell’identità del territorio e stimolo a tutti gli altri produttori.

Il simbolo di questo progetto è l’Olivone, straordinaria pianta di oltre 11 metri di circonferenza che risale, probabilmente, ad oltre tre secoli fa.

Questa pianta è nota come l’Olivone di Montebenichi ed è stato il precursore dell’attribuzione a questi olivi semisconosciuti di nomi che ricordassero i toponimi del territorio o i proprietari del podere in cui si trovano. L’Olivone fa parte infatti delle piante di cui si sta studiando il genoma, per poter stabilire la reale appartenenza a una delle cultivar note oppure se si tratti di qualcosa di nuovo, non catalogato.

Per comunicare in modo innovativo il progetto e i suoi obiettivi il Comune di Bucine (oltre alla classica documentazione che potete scaricare qui) ha chiesto ai proprietari delle 33 piante di raccogliere le olive tutte lo stesso giorno e a conferirle in un unico frantoio per produrre l’Olio della Biodiversità che è stato imbottigliato in una piccola bottiglia di vetro: un olio extra vergine di oliva che testimonia il lavoro e l’amore degli olivicoltori per il proprio territorio.

Non contento il Comune ha anche chiesto a tutte quelle persone che hanno voluto stringere un patto a difesa del paesaggio, degli olivi e di un olio di eccellente, una cassetta di olive della Valdambra in dono. Con queste olive è stato prodotto l’Oro verde, olio simbolo del territorio.

La dimostrazione che quando saperi tradizionali e saperi accademici si incontrano, conditi (è il caso di dirlo) con l’amore per la propria terra, il risultato non può essere che eccellente! Un plauso al Comune di Bucine e a tutti i protagonisti di questo progetto.

Un grazie in particolare per il materiale e le spiegazioni fornite all’assessore Nicola Benini, a Federica Stoppielli e Roberta Centi del Comune di Bugine, al prof. Alessandro Parenti dell’Università di Firenze, a Graziano Sani e Paolo Pestelli del CNR Ivalsa di Firenze e a Roberta Cellai della Condotta Slow Food Valdarno.

 

Mauro Pasquali

m.pasquali@slowfoodveneto.it

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