Iniziamo la rivoluzione: dimezziamo il nostro consumo di carne

Abbiamo esagerato e continuiamo a esagerare. Prendiamone atto e non cerchiamo scappatoie: mangiamo troppa carne, fino a sei volte in più dei nostri nonni.

Per l’esattezza, questo è il trend storico:

1950 45 milioni di tonnellate

2018 300 milioni di tonnellate

2050 500 milioni di tonnellate

Non vi stupirete nell’apprendere che questi dati si riferiscono a noi occidentali, giacché nei Paesi più economicamente fragili il consumo è ben ridotto. La tabella qui sotto parla chiaro: non possiamo certo chiedere a un indiano di dimezzare il suo consumo di carne.

PAESI/COUNTRIES

KG/ANNO
USA 120.2
AUSTRALIA 111.5
UNIONE EUROPEA 80,6
ARGENTINA 98.3
BRASILE 85.3
SUDAFRICA 58.6
CINA 58.2
AFRICA 19,7
INDIA 4.4

 

Certo è che se lo facessimo noi, sarebbe già una rivoluzione. Ricapitoliamo i vantaggi per clima e ambiente.

Le stime dicono che le emissioni di gas serra (Ghg) prodotte dal settore agricolo contribuiscono per circa 1/5 alle emissioni totali e, di queste, circa l’80% sarebbe attribuibile alla produzione di carne.

Tra le diverse carni, il maggior impatto in termini di emissioni è attribuito alla carne bovina, legato ai processi di produzione (CO2 ), alla fermentazione dei ruminanti (metano), alla coltivazione dei foraggi e all’uso di fertilizzanti (NO).

Emissioni di considerevole entità derivano, inoltre, dal trasporto di carne: tra i Paesi europei, l’Italia è uno dei maggior importatori di carne rossa, sopratutto dalla Francia e dalla Polonia.

Ma che succederebbe se riducessimo le proteine animali?

Uno studio recente (bastato sui consumi alimentari inglesi), ipotizzando diminuzioni in linea con quanto consigliato dalla Oms e dal grado di accettazione dei consumatori, evidenzia come anche una modifica modesta della dieta, con una riduzione del consumo di carni aderente alle linee guida nutrizionali, può determinare un abbattimento dell’ordine del 20% delle emissioni dei GHG prodotti dal settore agricolo. Insomma, non c’è bisogno che si muova la Cop di Parigi, possiamo anche noi fare la nostra parte.

Se le motivazioni ambientali non vi bastano, pensate alla vostra salute

Il World Cancer Research Fund raccomanda non più di 300 grammi a settimana, mentre suggerisce di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura per un totale di almeno 400 grammi al giorno. L’Harvard School of Medicine restringe il limite di consumo di carni rosse a porzioni non superiori a 80 grammi, al massimo due volte a settimana. Lo IARC ha concluso che il consumo al di sotto dei 500 grammi alla settimana non costituisce un pericolo per la salute.

Last but not least

Ridurre il consumo di carne potrebbe restituire dignità agli animali oggi allevati in fabbriche di carne, senza più alcun rapporto con gli allevatori e in condizioni da campo di reclusione.

Partecipate quindi alla Food For Change Week, niente carne per una settimana e poca ma buona il resto dell’anno!

Fai la cosa giusta!

 

  1. Mangia più legumi e vegetali

  2. Diffida dai prezzi troppo bassi

  3. Scegli carne locale e leggi bene le etichette

  4. Chiedi maggiori spiegazioni al tuo macellaio: informati su come sono stati allevati gli animali e dove

  5. Impara a cucinare e a gustare tutte le parti dell’animale, anche i tagli meno nobili

  6. Scegli specie e razze diverse

 

Per la tua salute, per l’ambiente e per il benessere degli animali

Mangia meno carne, di migliore qualità

 

Fonti:

Pachauri RK, Allen MR, Barros VR et al., Climate Change 2014: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Geneva, IPCC, 2014

de Vries M, de Boer IJM., Comparing environmental impacts for livestock products: A review of life cycle assessments, Livestock science 2010; 128(1-3):1-11

Caro D, LoPresti A, Davis SJ, Bastianoni S, Caldeira K., CH4 and N2 O emissions embodied in international trade of meat, Environmental Research Letters 2014; 9(11):114005

Milner J, Green R, Dangour AD et al. Health effects of adopting low greenhouse gas emission diets in the UK, BMJ Open 2015;5(4): e007364

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