Cinque anni con Francesco, il Papa della Terra

Questo 13 marzo segna il quinto anniversario dall’elezione al Soglio Pontificio di Papa Francesco. Un quinquennio che ha visto sicuramente, tra gli eventi di maggior rilievo in termini di impatto, l’uscita dell’Enciclica Laudato Si’, un testo storico e straordinario, che è entrato d’imperio sullo scenario del globale dibattito ecologico per non uscirne più. Un documento che ha influenzato e influenzerà radicalmente il papato. Questo non solo per la chiarezza e la profondità dell’analisi, ma anche perché opera un sostanziale ribaltamento di prospettiva.

Se, infatti, la Chiesa Cattolica non è mai stata l’avanguardia del pensiero ambientalista, con questo testo la fotografia si è rovesciata, almeno sul piano dei valori espressi.

È innegabile che Francesco stia facendo fare un salto in avanti radicale alla visione ecologica del mondo, introducendo il concetto di Ecologia Integrale e gettando uno sguardo olistico e complesso su un sistema che non funziona.

La domanda che ci si pone oggi è se questo avanzamento filosofico sia stato accolto e, ancora più importante, se sia diventato un orizzonte per impostare nuove politiche di governo globale e individuale, se si sia radicato nei cuori e nelle coscienze dei cittadini e, se avessero un cuore e una coscienza, delle istituzioni. E’ chiaro che la portata storica di questo papato e della Laudato Si’ non si esauriscono e non si possono valutare nell’arco di un quinquennio, ma è altrettanto evidente che qualcosa è profondamente cambiato.

Si tratta di uno di quei casi, piuttosto rari, in cui la figura di un capo religioso diventa l’icona di un movimento e di un approccio al futuro che fuori dall’istituzione religiosa ha sempre trovato la sua principale base filosofica e militante.

Papa Francesco con questa Enciclica è diventato un punto di riferimento politico per moltissimi. E non poteva essere altrimenti.

Il lavoro di Papa Francesco infatti non si limita a un generico richiamo alla necessità di invertire le derive di un modello di sviluppo che distrugge ambiente e socialità, ma al contrario diventa dirompente proprio quando introduce nel dibattito l’ecologia integrale, elemento che scardina la tenuta stagna dell’ecologismo classico.

Le problematiche dell’annunciato disastro ambientale sono strettamente interconnesse con la vita di milioni di persone e in particolare dei più poveri, di coloro che sono e saranno soggetti a pagare il dazio più grave di questo insensato modo di vivere il nostro rapporto con la natura.

L’approccio dell’ecologia integrale ci dice che tutto si lega, che non si può occuparsi della situazione delle risorse naturali, della sostenibilità dei sistemi produttivi, della gestione della relazione dell’uomo con l’ambiente senza al tempo stesso occuparsi di giustizia sociale, di diritti, di costruzione di comunità umane armoniche ed eque.

E proprio perché tutto è connesso, il messaggio della Laudato Si’ rappresenta un tassello di quello che è un percorso fatto di altre grandi opzioni messe in atto da questo pontificato: la posizione chiara e inequivocabile sul tema dei flussi migratori, la centralità politica dei poveri, la creazione della rete dei movimenti popolari, la straordinaria apertura verso i popoli indigeni con la loro spiritualità e la loro cosmogonia.

Quest’ultimo punto, toccato dal Papa nel suo recente viaggio in Perù, ha testimoniato che l’ecologia integrale richiede a sua volta anche un approccio antropologico integrale, in cui la diversità è ricchezza sempre, in cui la verità si può scorgere solo nell’incontro e nel rispetto, nella conoscenza e nell’ascolto.

Anche perché la questione che forse con maggiore forza emerge da tutte le uscite pubbliche di Francesco è la presa di posizione netta secondo la quale il prezzo dello sconquasso ambientale di cui siamo testimoni in questo periodo storico grava in massima parte sulle spalle dei poveri. Il cambiamento climatico viene alimentato nel nord del mondo e viene subito nel sud, spesso proprio nelle aree dove gli equilibri resilienti delle comunità locali sono i più fragili e vulnerabili. Una ingiustizia sociale figlia dell’ingiustizia ambientale.

Di questa situazione siamo responsabili tutti, e tutti possiamo giocare un ruolo, ancorché piccolo, ancorché commisurato alla nostra finitezza e marginalità. Da un lato perché viviamo in questa società e contribuiamo a crearla e ricrearla ogni giorno, con i suoi squilibri e le sue tendenze globali, nei nostri comportamenti quotidiani e nel nostro vivere come cittadini e abitanti di questo pianeta.

E dall’altro lato perché, come di nuovo sottolinea Francesco nella Laudato Si’, è arrivato il momento di superare definitivamente l’approccio antropocentrico che nel nome del primato dell’uomo sull’ambiente naturale ha creato una erronea percezione di separazione tra l’attività prettamente umana e il pianeta che ci ospita come specie.

Al contrario l’uomo non è fuori dalla natura, l’uomo è natura. E la forza dell’Enciclica è che, mentre relativizza l’uomo e lo riporta nell’ambito di ciò che è, la natura, al contempo ci dice che non esistono politiche ambientali senza giustizia sociale per tutti gli uomini, non c’è sostenibilità senza diritti realmente universali.

Penso che queste due chiavi di lettura complementari rappresentino la grande novità e forza del messaggio di Francesco, la sua capacità di parlare a tutti e di toccare corde apparentemente differenti ma quanto mai consonanti. A noi tutti il compito di essere all’altezza delle grandi sfide che quest’uomo, che questo Papa, sta ponendo. Da lì passa buona parte del futuro nostro e dei nostri figli.

 

Carlo Petrini

da Vita Pastorale di marzo 2018

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