Che genere di iniziativa politica sarebbe adeguata per affrontare il cambiamento climatico?

Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956. Antropologo, giornalista e autore di romanzi storici, ha insegnato scrittura creativa alla Columbia University di New York ed è stato corrispondente del New Yorker. Oggi vive tra New York e Goa. I suoi romanzi, pubblicati in oltre venti lingue tra cui l’italiano, gli sono valsi numerosi riconoscimenti internazionali e lo hanno consacrato tra i maggiori protagonisti della letteratura indiana contemporanea. Il suo ultimo libro è La grande cecità: il cambiamento climatico e l’impensabile (Neri Pozza 2017).

Qualche tempo fa vi abbiamo proposto un suo bel saggio sulle spezie Né sale né pepe. Perché abbiamo perso il gusto delle spezie (e come recuperarlo), oggi invece vogliamo proporvi questa bella intervista rilasciata durante l’ultimo Festival di Internazionale a Ferrara. Il tema ci è caro, ma soprattutto è un nostro obiettivo e volontà far acquisire conoscenza e consapevolezza, perché il clima è già alterato, non possiamo sperare che non ci riguardi. E invece come sottolinea Ghosh «in alcuni Paesi ci sono addirittura movimenti che negano questi effetti. Gli accordi di Parigi non contengono la parola disastro, figuriamoci catastrofe, eppure siamo circondati da disastri […] Questa catastrofe colpirà sicuramente in modo ancora più violento le popolazioni più povere, più fragili». Eventi come l’alluvione di Livorno, le vendemmie anticipate, le improvvise bombe d’acqua, ci stanno dicendo che nessuno ne sarà immune. E allora pretendiamo un intervento politico internazionale e iniziamo noi, ogni giorno: possiamo fare tanto anche solo riducendo in nostri consumi di carne. Ecco qui qualche suggerimento, davvero è più facile a farsi che a dirsi

 

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