Castelluccio di Norcia non fiorisce più. L’Italia del terremoto grida all’abbandono

I dibattiti sono sopiti da tempo, le immagini televisive sbiadiscono tra i ricordi e l’Italia del terremoto si riconsegna in silenzio al succedersi delle stagioni. Restano in pochi a scalfire l’apatia di un pubblico bombardato da mille input, a ricordare il coraggio e le difficoltà di chi resta, a gettare nel tritatutto dell’informazione qualche spunto di riflessione e denuncia.

Tra chi ha continuato a farlo in questi mesi c’è la giornalista Flavia Amabile de La Stampa, che ha raccontato lo scandalo delle macerie scomparse a Castelluccio di Norcia distrutto per intero dal sisma del 30 ottobre 2016, lo stupendo borgo umbro, famoso per le sue lenticchie e per lo spettacolo della fioritura dell’altopiano in estate.

Il borgo di Castelluccio di Norcia

Ormai due inverni sono trascorsi e a Castelluccio restano solo macerie e polemiche. Ne ha parlato ancora La Stampa, solo due giorni fa:

«È la seconda semina dopo il terremoto per Castelluccio, ma è la prima senza speranza. Il paese che era arrivato a richiamare 25mila turisti per assistere allo spettacolo della fioritura di fine giugno e che era abitato da oltre cento persone, la scorsa estate ha visto salire qualche decina di residenti e poche centinaia di turisti. E nulla lascia pensare che la prossima estate andrà molto meglio. Gli altri coltivatori di lenticchie appaiono all’ora di pranzo in cima alla curva che domina la piana di Castelluccio. In ritardo su tutto. Sarebbero dovuti arrivare almeno mezz’ora prima ma soprattutto avrebbero dovuto iniziare a seminare due settimane fa».

La ricostruzione, testimoniano i residenti, è ferma al palo. In paese dovrebbero arrivare otto casette provvisorie Sae per i castellucciani e altre quattro per chi, avendo la casa inagibile sia a Norcia che a Castelluccio, ha scelto di rimanere nella frazione (secondo il censimento 2011 i residenti ufficiali sono 120, ma solo otto i nuclei permanenti). Per ora non se n’è vista l’ombra, ma dal 14 aprile – annunciano le autorità – le ruspe dovrebbero tornare in azione.

Intanto da due settimane ha riaperto la strada provinciale 477 che collega il borgo a Norcia. Era stata chiusa il 24 agosto 2016, il giorno del terremoto di Amatrice, e rimessa in funzione a senso unico alternato lo scorso luglio: ora è di nuovo transitabile, ma solo in tre fasce orarie giornaliere, perché servirà anche ai mezzi impegnati nei lavori.

Già, ma se le case non ci sono e la strada deve ancora essere messa in sicurezza, che cosa si sta costruendo a Castelluccio? Il progetto su cui punta la Regione Umbria per la rinascita del Pian Grande si chiama Deltaplano: è un centro commerciale da 2,5 milioni di euro che dovrà ospitare ristoranti, bar, caseifici e servizi turistici.

Il finanziamento è perlopiù a carico della Protezione Civile, ma di vari aspetti dell’iniziativa, a cominciare dalla comunicazione, si occuperà la Nestlè tramite la controllata Perugina.

Anche se la costruzione firmata dall’architetto Francesco Cellini si annuncia “verde” e “provvisoria”, l’idea di un complesso in cemento piantato a 1350 metri di altitudine, al centro di una piana che fa parte del Parco nazionale dei Monti Sibillini, fa tremare al solo pensiero.

Il ministero dell’Ambiente e quello dei Beni culturali hanno ridotto di un quarto i volumi del fabbricato, ma la questione di fondo rimane, a maggior ragione considerando quanto è emerso nei mesi scorsi dopo che il Comitato civico di Castelluccio ha denunciato irregolarità nei lavori di rifacimento dell’ultimo tratto di strada.

Era stato il presidente del Comitato, Urbano Testa, a lanciare l’allarme con un post su Facebook: «Sono scomparse le macerie di un deposito espropriato dopo il terremoto per la realizzazione dei lavori dell’area dove sorgerà il Deltaplano. Si tratta dei resti di un intero edificio crollato e di 240 metri di guaina che invece di essere portati via o di essere correttamente posti in una discarica temporanea come prevede la legge, sono stati sepolti nel terreno che è anche un’area protetta perché parco nazionale».

La Regione Umbria aveva risposto alla segnalazione promettendo di svolgere le “necessarie verifiche”. E ieri il Comitato civico ne ha annunciato gli esiti: «In questi giorni sono iniziati i lavori per la delocalizzazione delle attività proprio sull’area da noi segnalata. La ditta ha trovato tutto il materiale incriminato. Dopo un acceso scambio di idee con la Provincia e con il Direttore dei Lavori incaricato, si sono dovuti arrendere all’evidenza dei fatti. Fortunatamente i lavori di movimento terra del cantiere sono proseguiti senza ulteriori intoppi. Tanto dovevasi per dare la giusta conclusione alla nostra attività di difesa e vigilanza sul borgo che amiamo».

Nel frattempo si discute anche di un secondo intervento, la realizzazione di un parcheggio per 35 camper e 70 auto nelle vicinanze del paese che il Parco dei Sibillini ha bocciato. Per tutta risposta, alcuni abitanti hanno dato il via a una raccolta firme per chiedere l’uscita dal territorio del Parco.

Una mossa che gli ambientalisti denunciano come figlia del tentativo di utilizzare l’alibi della ricostruzione per proporre progetti e opere che non hanno alcuna giustificazione nella gestione del post terremoto ma comportano invece un enorme costo ambientale.

Già prima dei tragici eventi del sisma 2016 era in atto una forte polemica sul tema, con la contestazione da parte delle maggiori associazioni ambientaliste delle ordinanze straordinarie del Comune di Norcia che autorizzavano il parcheggio di migliaia di auto in un’area delimitata del Pian Grande nel periodo delle fioriture.

«La realizzazione del “Deltaplano” con annesso parcheggio – denuncia il Wwf Italia – richiesto oggi a gran voce da chi persegue propri interessi particolari, cancellerebbe le previsioni del Piano per una autentica mobilità sostenibile, facendo prevalere un modello di sviluppo turistico per Castelluccio ispirato alla logica dei banali “centri commerciali” presenti nelle periferie delle nostre città, ma in questo caso inserito in un contesto ambientale e paesaggistico di elevato valore tutelato dal Parco».

Il progetto del Deltaplano

Come andrà a finire? Purtroppo nessuno può saperlo. Noi restiamo come sempre dalla parte di chi crede che lavoro agricolo e difesa del territorio e delle tradizioni rurali siano due facce della stessa medaglia. Nei giorni in cui a Castelluccio si torna a seminare le lenticchie, fa bene ricordare questo aneddoto dalla millenaria saggezza:

Una volta il filosofo Diogene di Sinope stava cenando con un piatto di lenticchie. Per caso lo vide Aristippo, filosofo che trascorreva la vita negli agi, trascorrendo i suoi giorni a corte e adulando il re. Disse Aristippo:

– Caro Diogene, se tu imparassi ad essere ossequioso con il re, non saresti costretto a dover vivere mangiando robaccia come quelle lenticchie.

Al che Diogene gli rispose:

– E se tu avessi imparato a vivere mangiando lenticchie, ora non saresti costretto ad adulare il re.

[Diogene Laerzio, Vite dei filosofi]

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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