Il cammino della Chiocciola

È tempo di bilanci anche per la nostra associazione, che con il Congresso nazionale a Montecatini Terme, è arrivata al termine di un percorso quadriennale segnato da molti cambiamenti.

Correva l’anno 1986 quando l’allora ArciGola faceva la sua comparsa sulle colline del Roero. Poco più di un gruppo di amici, a quel tempo, e tutt’altro che in linea col sentire comune di un Paese dove ci si entusiasmava semmai per i primi fast food e per le merendine reclamizzate in televisione.

Sui giornali non si parlava di agricoltura biologica, di biodiversità o di riscoperta delle tradizioni gastronomiche. E anziché salutare il ritorno alla terra di tanti giovani si guardava alle statistiche sugli occupati nel settore primario come a un indicatore di arretratezza sociale.

Pensiamo di non peccare di immodestia se affermiamo che la nostra Chiocciola ha avuto un ruolo non secondario nel favorire nella società italiana quella che Serge Latouche definisce la “decolonizzazione dell’immaginario” rispetto a modelli produttivi ingiusti nei confronti dell’uomo e dell’ambiente.

Anche in questi ultimi anni siamo stati da pungolo per le istituzioni in molti campi: la lotta al caporalato, il contrasto allo spreco alimentare, l’indicazione di origine delle materie prime in etichetta, la questione glifosato, l’opposizione ai mega-accordi commerciali come Ttip e Ceta e all’introduzione degli Ogm in Italia.

Siamo e continueremo a essere un argine alle offensive politiche e giornalistiche di chi antepone gli interessi di pochi ai diritti di tutti. Molto resta da fare, ad esempio, per dotare finalmente questo Paese di una legge sul consumo di suolo, di un adeguamento del quadro normativo nel settore dei semi, di una politica che privilegi l’attenzione alla qualità e al cibo locale nelle mense scolastiche.

Ma è soprattutto sulla capacità di rilanciare le aree interne che si giocherà il destino dell’agricoltura italiana. Borghi e paesi come quelli colpiti dai terremoti del 2016 custodiscono l’identità più autentica del nostro Paese e il forziere della nostra ricchezza alimentare. Difendere questa Italia rurale e nascosta significa, oggi più che mai, restituire a tutta la società la forza di immaginare il futuro.

 

Gaetano Pascale
da La Stampa dell’8 luglio 2018

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