Appello di Slow Food in difesa dei diritti del popolo palestinese

Dalla creazione dello Stato di Israele in poi, i contadini palestinesi sono sempre stati oggetto di politiche che mirano a confiscare loro i terreni, per cederli ai coloni.

Il governo di Israele opprime quotidianamente il popolo palestinese. L’evento più recente è il massacro di metà maggio a Gaza, costato la vita a oltre 60 palestinesi in un solo giorno, nel corso di manifestazioni pacifiche. Questo massacro, compiuto dal governo e dall’esercito israeliano, è solo l’ultimo episodio di una serie di crimini e politiche attuate dal governo di Israele contro il popolo palestinese in generale, e contro i contadini e il loro accesso alla terra in particolare.

Burin

Le sparatorie delle forze israeliane contro i contadini palestinesi sono all’ordine del giorno. Ai contadini viene impedito di raggiungere le proprie terre se queste si trovano entro 300 metri dalla barriera di separazione, un’area che Israele ha unilateralmente dichiarato zona cuscinetto e alla quale i palestinesi non possono accedere. Le forze israeliane impediscono ai palestinesi di coltivare le terre vicino alla barriera e sparano ai contadini mentre lavorano nelle fattorie a est di Gaza.

Il governo di Israele, con l’esercito e con i coloni, distrugge i campi, sradica gli alberi, confisca i terreni e aggredisce i contadini.

Dal 1967 le autorità israeliane hanno sradicato oltre 800.000 ulivi, mentre i coloni sradicano, rubano, bruciano o vandalizzano migliaia di alberi ogni anno, nella più totale impunità. Inoltre, migliaia di acri di oliveti sono isolati e impossibili da raggiungere, dietro il muro di separazione costruito su terra palestinese.

Citiamo, a titolo di esempio, l’esperienza di due produttori palestinesi, membri della rete di Slow Food e di Terra Madre.

Uno di loro vive ad Alshifa, vicino a Betlemme. Con la sua famiglia produce mandorle, ortaggi, olive, uva, mosto d’uva e olio d’oliva. Il governo israeliano ha confiscato buona parte dei suoi terreni e ha costruito un insediamento. Oggi la sua azienda agricola è circondata dalle case dei coloni, non può più coltivare le sue terre né scavare un pozzo per irrigare le piante.

Un altro esempio riguarda una contadina che fa parte della Condotta Slow Food di Nablus che parteciperà a Terra Madre 2018. I coloni, con l’aiuto dell’esercito israeliano, regolarmente rubano il raccolto dei suoi oliveti e danno fuoco alle piante.

Tutto questo, naturalmente, è contrario ai principi di Slow Food, perché non ha nulla di buono, pulito e giusto. In particolare, queste politiche negano il diritto alla terra, valore fondante nella visione di Slow Food.

Slow Food condanna senza esitazioni il governo di Israele – così come condanna qualsiasi forma di violenza da qualsiasi parte essa provenga – e chiede al mondo intero di mobilitarsi per garantire al popolo palestinese la libertà di vivere in pace, coltivare le proprie terre e crescere i propri figli secondo le loro aspirazioni.

 

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